Trudu contro Trudu: si muove l'anticorruzione. Confermata l'assenza di autorizzazioni per gli incarichi extra impiego.
Il caso dell’ingegner Roberto Trudu, dirigente della Regione Autonoma della Sardegna e Direttore del Servizio Demanio di Cagliari, assume contorni sempre più sconcertanti.
E questa volta a smentire Trudu è proprio Trudu. La Direzione generale del Personale della Regione Sardegna ha confermato l’assenza di autorizzazioni e comunicazioni relative agli incarichi extraimpiego svolti dall’ingegner Roberto Trudu presso la Cooperativa Poggio dei Pini e l’ENAS. È stato inoltre avviato un procedimento disciplinare.
Ma non è tutto.
Il Responsabile della prevenzione della corruzione della Regione Sardegna ha qualificato il conflitto di interessi tra l’incarico dirigenziale ricoperto da Trudu e la sua partecipazione al Consiglio di amministrazione della Cooperativa Poggio dei Pini, con nota prot. n. 541 del 31 agosto 2026, come conflitto di interessi attuale, di carattere formale, smentendo così la diversa qualificazione contenuta nelle dichiarazioni dello stesso dirigente.
Una distinzione tutt’altro che formale. Il Servizio Demanio diretto da Trudu è infatti coinvolto in un contenzioso con la medesima Cooperativa, circostanza che rende particolarmente delicata la contemporanea presenza del dirigente nell’organo amministrativo della società.
MA IL FATTO PIÙ CLAMOROSO È UN ALTRO: TRUDU VIENE SMENTITO DA UNA DICHIARAZIONE FIRMATA DA LUI STESSO.
Prima della sua assunzione in Regione, avvenuta il 18 luglio 2025, l’ingegner Trudu aveva sottoscritto una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà nella quale riconosceva espressamente la necessità di richiedere l’autorizzazione regionale per la prosecuzione degli incarichi extraimpiego, subordinandola anche alla verifica dell’assenza di conflitti di interessi.
In altre parole, Trudu sapeva perfettamente che per proseguire gli incarichi occorrevano verifiche e autorizzazioni. Lo aveva dichiarato lui stesso, per iscritto e sotto la propria responsabilità.
Eppure, secondo quanto comunicato dalla Direzione generale del Personale, non risultano le relative autorizzazioni o comunicazioni.
È questo il paradosso più grave dell’intera vicenda: non siamo davanti a una disposizione normativa oscura, a un obbligo difficilmente interpretabile o a una questione giuridica sulla quale il dirigente potesse ragionevolmente dichiararsi inconsapevole.
È lo stesso Trudu ad aver riconosciuto preventivamente l’esistenza dell’obbligo che, alla luce degli atti disponibili, non risulta essere stato adempiuto.
TRUDU CONTRO TRUDU, APPUNTO.
Sono in discussione l’applicazione delle norme sugli incarichi extraimpiego, il rispetto degli obblighi di autorizzazione, la prevenzione dei conflitti di interessi e, soprattutto, l’effettività dei controlli che devono garantire imparzialità e trasparenza nell’Amministrazione pubblica.
La vicenda assume una gravità ancora maggiore considerando che riguarda un dirigente regionale, chiamato per primo a conoscere e rispettare le disposizioni che disciplinano l’esercizio delle funzioni pubbliche.
L’avvio del procedimento disciplinare non costituisce, naturalmente, un accertamento definitivo di responsabilità. Ma impone che ogni circostanza venga esaminata fino in fondo, senza omissioni, senza interpretazioni di comodo e senza trattamenti privilegiati.
LA LEGGE NON PUÒ ESSERE RIGOROSA CON I CITTADINI E FACOLTATIVA PER CHI ESERCITA FUNZIONI DIRIGENZIALI.
E quando a smentire un dirigente non sono soltanto le segnalazioni di un cittadino, ma anche le sue stesse dichiarazioni sottoscritte prima dell’assunzione, la questione non può essere liquidata con qualche acrobazia interpretativa.
Ora spetta agli organi competenti accertare le responsabilità, comprese quelle eventualmente riconducibili a chi aveva il dovere di effettuare i controlli. Perché le norme anticorruzione non sono suggerimenti.
E gli obblighi di legge non diventano facoltativi soltanto perché a doverli rispettare è un dirigente della Regione Sardegna.





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