I Poggini per Poggio diventano Gretini
Quindici milioni di euro di cemento armato e acciaio nel cuore di Poggio dei Pini andavano benissimo. Qualche pavimentazione in pietra per riqualificare piazza Maria Carta, invece, sarebbe un attentato all’ambiente.
Benvenuti nel meraviglioso mondo dei Poggini per Poggio, dove la coerenza è evidentemente un optional.
Ci sono battaglie ambientaliste che meritano rispetto. Ci sono preoccupazioni legittime, osservazioni costruttive e sensibilità differenti che un’amministrazione pubblica ha il dovere di ascoltare.
E poi ci sono i Poggini per Poggio, che riescono nell’impresa, francamente straordinaria, di trasformarsi in paladini della natura a corrente alternata.
Appena pochi mesi fa, infatti, sostenevano la realizzazione di quello che sarebbe stato uno degli interventi più devastanti e paesaggisticamente discutibili mai immaginati per Poggio dei Pini: un orripilante viadotto ferroviario ad archi estradossati, del costo di circa 15 milioni di euro, proprio in coda al nostro meraviglioso lago.
Un mostro di cemento armato e acciaio destinato, se realizzato, a compromettere in maniera permanente uno degli scorci più suggestivi e identitari della nostra Comunità.
Quindici milioni di euro. Non quindici sacchi di cemento. Quindici milioni di euro di infrastruttura, con un impatto paesaggistico che avrebbe segnato per sempre il nostro territorio.
Allora il cemento era evidentemente buono, ecologico, sostenibile. Quasi certamente biodegradabile.
Oggi, invece, gli stessi Poggini si scoprono improvvisamente ambientalisti militanti. Anzi, autentici Gretini, ferventi ammiratori di Greta Thunberg, pronti a mobilitarsi contro il riscaldamento globale, l’impermeabilizzazione del suolo e, probabilmente, persino contro l’innalzamento del livello degli oceani.
Tutto questo per contrastare la riqualificazione di piazza Maria Carta, uno spazio pubblico che necessita da tempo di essere sottratto al degrado e restituito alla piena fruibilità della collettività.
E qui il paradosso diventa irresistibile.
Il viadotto monstre da 15 milioni di euro era compatibile con la natura. La pavimentazione in pietra della piazza, invece, minaccerebbe l’equilibrio climatico del pianeta.
Naturalmente siamo a Poggio dei Pini, una Comunità immersa in un patrimonio ambientale di oltre 600 ettari, tra boschi, vegetazione e spazi verdi. Un luogo nel quale la tutela della natura rappresenta da sempre un valore fondamentale e condiviso.
Ma per i nostri nuovi ambientalisti non basta. Bisogna salvare il pianeta. E, possibilmente, cominciare impedendo al Comune di sistemare una piazza.
IL GRIG, IL CEMENTO BUONO E QUELLO CATTIVO
La vicenda assume contorni ancora più divertenti quando apprendiamo che la raccolta di firme sarebbe destinata anche al GRIG, Gruppo d’Intervento Giuridico, associazione impegnata nella tutela ambientale.
Una scelta naturalmente legittima.
Sarebbe però interessante comprendere perché, almeno per quanto a nostra conoscenza, non si sia registrata un’analoga mobilitazione contro il progetto del gigantesco viadotto ferroviario.
Un intervento che avrebbe portato nel cuore della nostra Comunità una quantità imponente di cemento armato e acciaio, con conseguenze paesaggistiche ben difficilmente reversibili.
Possibile che il cemento di un viadotto da 15 milioni di euro non desti preoccupazioni, mentre quello evocato per la riqualificazione di una piazza diventi improvvisamente un’emergenza ambientale?
Forse esistono due categorie di cemento: quello amico dei Poggini e quello nemico.
Il primo si può utilizzare a tonnellate. Il secondo, anche quando serve a rendere uno spazio pubblico più decoroso e accessibile, diventa un crimine contro Madre Natura.
IL COMUNE NON PUÒ VINCERE. QUALUNQUE COSA FACCIA, SBAGLIA.
Ma il capolavoro dei nostri Gretini è un altro: essere riusciti a costruire un sistema nel quale qualunque decisione dell’amministrazione comunale diventa automaticamente sbagliata.
Metti un prato? I bambini muoiono di sete, perché il verde deve essere irrigato.
Lasci la piazza sterrata? Il Comune è assente, non interviene, abbandona Poggio al degrado.
Realizzi una pavimentazione in pietra? Scatta immediatamente l’allarme: cementificazione selvaggia, catastrofe ambientale, riscaldamento globale.
Non fai nulla? Sei incapace.
Fai qualcosa? Sei un devastatore.
Una logica perfetta. Talmente perfetta che ha un solo piccolo difetto: rende impossibile amministrare.
Per fortuna, amministrare una Comunità non significa ottenere il permesso preventivo di chi ha deciso, per principio, che qualsiasi intervento debba essere ostacolato.
LA PIAZZA È DEI CITTADINI, NON DEI COMITATI DEL NO
L’amministrazione comunale di Capoterra è stata, è e continuerà a essere disponibile al confronto, al dialogo e all'ascolto.
Le osservazioni motivate sono sempre benvenute. Le proposte migliorative possono e devono essere valutate. La tutela del verde pubblico e la qualità degli interventi costituiscono obiettivi imprescindibili.
Ma sia altrettanto chiaro un principio: una minoranza, per quanto rumorosa, non può pretendere di esercitare un diritto di veto permanente su ogni scelta amministrativa.
La partecipazione democratica è una cosa. Il potere di interdizione è tutt’altra.
Piazza Maria Carta appartiene all’intera Comunità di Poggio dei Pini. Alle famiglie, ai bambini, agli anziani, ai giovani, ai residenti e a quanti desiderano vivere uno spazio pubblico decoroso, accessibile e funzionale.
Non appartiene a un gruppo politico, a un'associazione, a un esercizio commerciale o a chi ritiene di poter decidere unilateralmente cosa debba essere fatto e cosa debba rimanere immutato.
E soprattutto, il degrado non diventa tutela ambientale soltanto perché qualcuno decide di chiamarlo così.
LA COERENZA? NE PARLEREMO PRESTO. E CI SARÀ DA DIVERTIRSI.
Nei prossimi giorni avremo modo di occuparci più approfonditamente della straordinaria coerenza di alcuni protagonisti di questa mobilitazione.
Perché è giusto raccogliere firme, manifestare opinioni e difendere le proprie idee.
Ma è altrettanto giusto che i cittadini conoscano le posizioni assunte nel tempo da chi oggi pretende di impartire lezioni di ambientalismo, sostenibilità e tutela del territorio.
E sarà particolarmente interessante confrontare le battaglie di oggi con quelle di ieri.
Anticipiamo soltanto che i risultati potrebbero essere esilaranti.
Nel frattempo, ai nostri nuovi Gretini rivolgiamo un suggerimento: prima di preoccuparsi della permeabilità di qualche metro quadrato di piazza, sarebbe opportuno spiegare come si possa sostenere un gigantesco viadotto in cemento armato e, pochi mesi dopo, presentarsi come difensori intransigenti del paesaggio.
Perché la tutela ambientale è una cosa seria.
La tutela ambientale a giorni alterni, invece, rischia di essere soltanto una barzelletta.
E Poggio dei Pini, con i suoi boschi, il suo lago, la sua bellezza e la sua storia, merita decisamente qualcosa di meglio.







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