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Poggio dei Pini: il flop della petizione contro Piazza Maria Carta. Appena 374 firme su quasi 2.000 residenti. Non hanno firmato nemmeno i familiari dei Poggini per Poggio.

11 ore fa
Tempo di lettura: 4 min

Non hanno firmato nemmeno tutti i familiari dei promotori. E sulle firme raccolte emergono interrogativi che meritano risposte. Intanto, il “cemento” non piace in piazza, ma per il viadotto da 15 milioni di euro va benissimo! Tanto rumore per nulla. O quasi.


Dopo settimane di mobilitazione, appelli, raccolte di firme davanti alla chiesa, al supermercato, al mercatino e persino casa per casa, la tanto sbandierata petizione contro la riqualificazione di Piazza Maria Carta, a Poggio dei Pini, si sarebbe fermata ad appena 374 firme.


Un risultato che, rapportato ai quasi 2.000 residenti di Poggio dei Pini, rappresenta meno del 19% della popolazione. E questo prima ancora di verificare quanti firmatari siano effettivamente residenti nella lottizzazione.


Ma il dato politicamente più clamoroso è un altro.


Alle elezioni per il rinnovo del Consiglio di amministrazione della Cooperativa, alcuni mesi fa, i candidati della lista Poggini per Poggio avevano ottenuto quasi 200 voti. E attenzione: votava soltanto il socio, non l’intero nucleo familiare.


Facciamo un calcolo semplicissimo. Considerando una media di tre componenti per famiglia, quel bacino elettorale potrebbe corrispondere a circa 600 persone.


Ebbene, la petizione non arriva nemmeno lontanamente a quel numero!

Naturalmente non si tratta di una dimostrazione matematica, perché non tutti i soci rappresentano famiglie di tre persone. Ma politicamente il confronto è impietoso: dopo settimane di mobilitazione, i promotori non sembrano essere riusciti a coinvolgere neppure l’intero bacino familiare potenzialmente riconducibile ai loro sostenitori.


LE FIRME: ALCUNI INTERROGATIVI CHE NON POSSONO ESSERE IGNORATI

Scorrendo i nominativi, emerge una presenza particolarmente significativa (anzi, perfettamente sovrapponibile) di persone riconducibili al gruppo Poggini per Poggio: Pierpaolo Nurchis, Sandro Corso, Giovannino Calvisi, Giovanna Falzone, tutti i componenti della famiglia Giglio, Riccardo Borsetti e altri.


Insomma, più che una mobilitazione popolare travolgente, sembra la fotografia di un gruppo già ben conosciuto. Ma ci sono questioni ancora più delicate.


Alcune sottoscrizioni meriterebbero verifiche puntuali, perché sarebbero riconducibili a persone che si trovano all’estero da mesi. Altre presenterebbero grafie apparentemente molto simili. Altre ancora sarebbero attribuite a persone in condizioni di salute tali da rendere opportuno accertare come sia stato raccolto il loro consenso.


Non formuliamo accuse e non anticipiamo conclusioni, ma poniamo domande semplici:

Chi ha materialmente raccolto queste firme? In quali circostanze? È possibile verificarne l’autenticità e la consapevolezza della sottoscrizione?

Domande alle quali sarebbe opportuno rispondere con trasparenza, nell’interesse degli stessi firmatari.


E QUANTI SAPEVANO DAVVERO COSA STAVANO FIRMANDO?

Una parte delle sottoscrizioni proverrebbe da Capoterra e da altre località della Sardegna.

Alcune persone che ho personalmente contattato mi hanno riferito di essere state avvicinate al mercatino rionale del giovedì con un messaggio tanto semplice quanto suggestivo: «Firmiamo per tutelare il verde».


Chi mai, sentendosi chiedere di difendere il verde, non sarebbe disponibile a firmare?


Il problema è capire se a tutti sia stato spiegato che il progetto di riqualificazione prevede una piazza con più verde, maggiore accessibilità e nuovi spazi pubblici.


Perché tra firmare per tutelare il verde e sottoscrivere consapevolmente un’opposizione a uno specifico progetto pubblico esiste una differenza sostanziale.


E permettetemi una considerazione personale: non credo di apparire poco credibile se affermo che, volendo, sarei in grado di raccogliere non 1.000, ma persino 3.000 firme in due settimane. Ho già dimostrato in passato di averlo fatto.

Ma la politica non dovrebbe trasformarsi in una gara a chi raccoglie più firme.


MASSIMO RISPETTO PER CHI HA FIRMATO IN BUONA FEDE

C’è però una distinzione che considero fondamentale.

Molte persone hanno certamente sottoscritto la petizione in maniera libera, consapevole e in assoluta buona fede, manifestando preoccupazioni sincere per il futuro della piazza. A queste persone va il massimo rispetto.


Le loro osservazioni meritano ascolto, risposte e considerazione. Ed è proprio ciò che è già avvenuto.


Rispetto alla prima bozza, il progetto è stato da tempo profondamente modificato, recependo numerose osservazioni e superando diverse criticità.


La nuova Piazza Maria Carta sarà più verde, più bella, accessibile anche alle persone con disabilità, fruibile dalle famiglie, dagli anziani, dai bambini e da tutti i cittadini capoterresi.


Sarà una piazza capace di ospitare eventi e manifestazioni, conservando il patrimonio arboreo e valorizzando gli spazi pubblici. Tanto verde, pochissimo cemento e soprattutto una piazza finalmente restituita alla collettività.


Non una pertinenza privata, non uno spazio riservato a pochi, ma un luogo pubblico di incontro e socialità.

IL CEMENTO? DIPENDE DA DOVE LO METTIAMO!

E qui arriviamo alla parte forse più divertente dell’intera vicenda.


Gli stessi ambienti dei Poggini per Poggio che hanno sollevato una crociata contro la presunta cementificazione di Piazza Maria Carta hanno manifestato apprezzamento per l’ipotesi di realizzare un gigantesco viadotto da circa 15 milioni di euro nella coda del lago di Poggio dei Pini, auspicandone addirittura una rapida realizzazione.


Avete capito bene.

Qualche intervento di pavimentazione in pietra di una piazza pubblica diventa un attentato all’ambiente.

Un viadotto monumentale da 15 milioni di euro, invece, diventa improvvisamente un’opera da sostenere!


Il cemento, evidentemente, non è tutto uguale. Esiste quello cattivo di Piazza Maria Carta e quello buonissimo del viadotto!

A questo punto suggeriamo scherzosamente a Pierpaolo Nurchis di avvisare per tempo le betoniere: attenzione, a Poggio dei Pini il cemento non serve! O meglio, serve soltanto quando piace ai Poggini per Poggio.


Una concezione dell’ambientalismo decisamente originale.


E tutto questo in una località che continuerà a essere immersa in circa 600 ettari di boschi, uno straordinario patrimonio ambientale che nessuna riqualificazione della piazza intende mettere in discussione.

LA PIAZZA SI FARÀ. E SARÀ DI TUTTI.

Il risultato della petizione, al di là delle verifiche sulle sottoscrizioni, dimostra quantomeno che non esiste alcuna prova di quella mobilitazione popolare plebiscitaria che qualcuno aveva tentato di rappresentare.


Non significa che tutti gli altri residenti siano favorevoli al progetto. Significa semplicemente che 374 firme non possono essere spacciate per la volontà di un’intera comunità di oltre 23.000 abitanti.


La partecipazione è un valore. La strumentalizzazione è un’altra cosa.


Noi continueremo ad ascoltare chiunque abbia osservazioni serie, proposte costruttive e preoccupazioni fondate. Ma non permetteremo che il futuro di una piazza pubblica venga sequestrato da polemiche pretestuose o da interessi particolari.


Piazza Maria Carta sarà riqualificata. Sarà bellissima. Sarà verde, accessibile, accogliente. E soprattutto sarà di tutti i capoterresi. Anche di quelli che oggi firmano contro.



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