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La nuova Piazza Maria Carta sarà di tutti i capoterresi, non una pertinenza delle attività produttive!

7 minuti fa
Tempo di lettura: 3 min

Prima firmano contro la “cementificazione” e per la permeabilità del suolo. Poi basta guardare come da decenni è stata occupata la piazza: cemento, prato sintetico e tensostrutture. Un capolavoro di coerenza!


Una premessa è doverosa: non discutiamo delle persone, ma dell’operato delle persone. E quando si interviene nel dibattito pubblico per contestare un progetto di riqualificazione da 1,3 milioni di euro, è legittimo che anche le proprie scelte siano sottoposte alla stessa attenzione e allo stesso metro di giudizio.


Perché sulla vicenda della riqualificazione di Piazza Maria Carta, a Poggio dei Pini, emerge una contraddizione che merita quantomeno qualche spiegazione.


Tra i firmatari della petizione contro il progetto figurerebbero anche i titolari della pizzeria che si affaccia sulla piazza. Una petizione che, tra le altre cose, invoca la tutela del suolo, la sua permeabilità e la necessità di evitare nuove cementificazioni. Bellissimo principio. Peccato che, guardando proprio davanti alla pizzeria, lo spettacolo sia indecoroso e decisamente diverso!


Una vasta porzione della piazza risulta infatti occupata da una sistemazione caratterizzata da enormi quadroni in cemento, prato sintetico economico e di discutibile qualità estetica, tensostrutture tutt’altro che armoniose e una lunga delimitazione in cannicciato che, più che richiamare una piazza di pregio, ricorda quelle recinzioni provvisorie che normalmente si utilizzano per nascondere i servizi igienici chimici durante le sagre paesane.


Un autentico trionfo della permeabilità del suolo. Naturalmente, di quello degli altri!


E qui nasce una domanda semplicissima: con quali autorizzazioni è stata realizzata e mantenuta questa occupazione? E quali prescrizioni disciplinano pavimentazioni, strutture e delimitazioni?

Sono domande alle quali sarebbe opportuno dare risposte documentali, senza presumere irregolarità ma neppure considerando tutto automaticamente legittimo soltanto perché esiste da anni.

Perché è quantomeno singolare invocare la tutela del suolo pubblico contro un progetto di riqualificazione e, contemporaneamente, difendere una sistemazione privata che ha già profondamente vituperato l’aspetto e la fruibilità di una parte della piazza.


Il cemento, evidentemente, diventa un problema soltanto quando lo mette il Comune (e non è nemmeno cemento, ma pietra). Quando serve a sistemare tavolini e strutture private, improvvisamente acquista straordinarie virtù ecologiche!


Ma il punto fondamentale è un altro.

Piazza Maria Carta non è il cortile di nessuno.


Non è la pertinenza della pizzeria, del bar o di qualsiasi altra attività commerciale.


È una piazza pubblica. E come tale deve essere pensata, progettata e restituita alla libera fruizione di tutti i cittadini di Capoterra, senza distinzioni, senza privilegi e soprattutto senza che la sua destinazione collettiva venga subordinata agli interessi economici di pochi.


Le attività produttive meritano rispetto, ascolto e considerazione. Rappresentano un valore per il territorio e contribuiscono alla sua vitalità.


Ma il legittimo interesse di un’attività commerciale non può trasformarsi in un diritto di condizionare l’intera progettazione di un bene pubblico.

La nuova Piazza Maria Carta dovrà essere più verde, più bella, più funzionale, più accogliente e soprattutto aperta a tutti. Una piazza dove organizzare eventi, manifestazioni culturali, iniziative pubbliche e momenti di aggregazione, garantendo la fruizione gratuita degli spazi comuni.


E dovrà avere una propria armonia architettonica.

Questo significa anche superare definitivamente quelle sistemazioni improvvisate che nulla hanno a che vedere con un intervento di riqualificazione di qualità: chioschi stile “Algida”, cannicciati, strutture posticce, prati di plastica e arredi da periferia suburbana non possono rappresentare il modello estetico della nuova piazza.


Non si possono investire 1.300.000 euro di risorse pubbliche per riqualificare uno spazio e poi rinunciare a governarne l’immagine complessiva.


Chi oggi invoca la permeabilità del suolo dovrebbe essere il primo a chiedere che le medesime regole siano applicate anche alle superfici già occupate.


Chi chiede più verde dovrebbe interrogarsi sulla coerenza del prato sintetico.


E chi pretende di difendere la piazza dovrebbe ricordare che la piazza appartiene alla collettività, non a chi vi esercita un’attività economica.


Perché la tutela del suolo non può funzionare a corrente alternata: permeabile quando si tratta degli altri, impermeabile quando ci si devono appoggiare i propri tavolini.


E soprattutto perché la nuova Piazza Maria Carta dovrà avere un solo, autentico protagonista: l’intera comunità di Capoterra.


Non i singoli esercizi commerciali. Non gli interessi particolari. Non chi confonde la disponibilità di uno spazio pubblico con la sua proprietà.


LA PIAZZA È DI TUTTI. E FINALMENTE DOVRÀ TORNARE A ESSERLO ANCHE NELLA SUA CONCRETA FRUIZIONE.




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