Peppo Biggio: nessuna rinuncia alle volumetrie (per fortuna inesistenti).
- Franco Magi
- 1 lug 2025
- Tempo di lettura: 2 min
La cementificazione di Poggio dei Pini.
Questo “sognano” i Poggini per Poggio ed il loro “esperto” di urbanistica, Peppo Biggio, che nel corso dell’assemblea dei soci del 28 giugno, di fronte ad un uditorio esterrefatto, ha preso la parola per ribadire che reclama le volumetrie originarie, non rendendosi conto che i piani di lottizzazione hanno una durata di dieci anni dalla loro approvazione, e che decorso questo termine, il piano perde efficacia e le opere di urbanizzazione non realizzate non possono più essere eseguite (art. 16, comma 5, L. 1150/1942).
“Le pubbliche amministrazioni parlano per atti”, ha affermato Biggio, proseguendo “l’allora presidente Sandro Anedda ha rinunciato a tali risorse creando un danno alla società”.
L’ing. Biggio, autodefinitosi “urbanista”, ha dimostrato di avere numerose lacune nella complessa materia urbanistica, dapprima confondendo l’organo preposto alla approvazione degli strumenti urbanistici comunali, poi travisando le norme sulla inedificabilità assoluta nella fascia dei 150 metri dal mare ed infine, davvero sconvolgente, non riuscendo nemmeno a misurare correttamente la distanza dal fiume della propria abitazione per l’applicazione del vincolo di tutela paesaggistica, ove ha realizzato un manufatto abusivo dichiarando nella richiesta di sanatoria che era fuori dal vincolo (l’ufficio regionale che aveva diretto, lo ha invece smentito, certificando che le opere abusive ricadevano in zona vincolata).
Gli abitanti di Poggio dei Pini possono però stare tranquilli, nessuno ha rinunciato alle volumetrie per il semplice motivo che tali volumetrie, per fortuna, non esistevano più. Ed il “sogno” di cementificare Poggio, che per tutti noi è un incubo, rimarrà vano.
Io ho preso la parola nell’assemblea affermando che la vera risorsa di Poggio dei Pini, che tutti ci invidiano, è il verde, non il cemento e le volumetrie. Altrimenti avremmo scelto di andare a vivere a Barracamanna o alle Case del Sole. Ho poi elogiato la scelta cooperativistica effettuata oltre 60 anni fa dei soci fondatori – oggi più che mai attuale – ribadendo che, se avesse voluto, ciascuno di loro sarebbe stato miliardario, ed invece nessuno si è messo in tasca niente privilegiando lo sviluppo sociale ed il rispetto di un corretto equilibrio uomo-natura.
I nostri figli dovranno conoscere Poggio dei Pini come la abbiamo conosciuta noi.





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