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Voto segreto o voto palese, cosa dice la legge?

Di Angelo Pani

 

Sicuramente ricorderemo a lungo le elezioni che si sono svolte a Poggio dei Pini del 2026. Non per le lunghe file davanti al seggio e per l’esito elettorale: le ricorderemo per le innovazioni che sono state introdotte nel sistema di votazione. Siamo passati infatti dal voto segreto al voto palese.

Lo Statuto di Poggio dei Pini non precisa quale deve essere il sistema da adottare per l’elezione degli amministratori ma, fin dalla prima elezione, sessant’anni fa, i soci fondatori scelsero il sistema di voto utilizzato per le consultazioni comunali. Fu una decisione ponderata e non certo avventata perché tra di loro, e tra i primi soci che contribuirono alla nascita del borgo, vi erano avvocati, notai, magistrati, commercialisti e dirigenti regionali che avevano familiarità con i codici e le norme societarie. Avevano ben presente la differenza che corre tra la gestione amministrativa e la vita societaria e decisero di adottare due sistemi differenti: il voto palese per l’approvazione del bilancio e il voto segreto per la nomina degli amministratori. Così si è fatto per più di cinquant’anni senza alcuna protesta.

 

Ora le cose sono cambiate e il 6 giugno è stata introdotta una modifica sostanziale nel sistema di votazione che, pur mantenendo seggi, schede e urne, ha abolito il voto segreto. Per fare questo è stato sufficiente inserire nella scheda il numero di iscrizione dell’elettore. Una modifica apparentemente banale che stravolge però le regole del gioco in quanto è sufficiente controllare il numero riportato sulla scheda per risalire al nome del socio che l’ha posta nell’urna.

 

Dopo le votazioni, un consigliere neo eletto (Giuseppe Monni che a vario titolo è stabilmente presente tra le persone insediate ai vertici della società) ha giustificato il cambio di sistema affermando che “la Cooperativa è soggetta al diritto commerciale che prevede il voto palese … gli amministratori non hanno scelta, devono applicare la legge. Se non lo facessero chiunque potrebbe impugnare i risultati delle assemblee”.

Sono parole nette, ma provengono da una persona che sarà pure competente ma non è di certo super partes; per questo motivo e per gli obblighi che corrono in capo a chi è chiamato a gestire la cosa comune, avrebbe dovuto specificare a quali norme di legge fa riferimento. La domanda non è nuova: era stata posta anche sei anni fa, quando a causa del Covid, era stato modificato il sistema di consultazione e si era adottato il voto a distanza con l’intervento di un intermediario. Ma allora e tre anni dopo, quando si votò con le stesse modalità, la risposta fu un laconico “lo dice la legge”.

 

La richiesta di sapere quali articoli di legge legittimano il cambio di procedura è ancora più pressante oggi in quanto nessuno, all’infuori di chi aveva deciso di introdurre la modifica, sapeva che si era passati dal voto segreto al voto palese.

Una norma di legge che impedirebbe il voto segreto nella nomina degli amministratori nelle società cooperative farebbe tacere chi oggi sostiene che gli elettori di Poggio sono stati truffati e, se realmente esiste, toglierebbe spazio a possibili ricorsi che creerebbero non pochi intralci nella quotidiana gestione della comunità di Poggio. E questo è un problema che riguarda tutti i soci della cooperativa senza distinzione di schieramento.





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