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Trudu autocertifica un conflitto di interessi meramente potenziale. Ma in realtà è attuale

Sono rimasto interdetto nell’apprendere che l’Ing. Roberto Trudu, Direttore del Servizio Demanio e Patrimonio di Cagliari della Regione Sardegna, avrebbe autocertificato la presenza di un conflitto di interessi meramente “POTENZIALE” in relazione alla propria carica di componente del CdA della Cooperativa Poggio dei Pini.


Nella dichiarazione del 19 luglio 2025, infatti, Trudu scrive testualmente:

«Conflitto di interessi POTENZIALE nel caso in cui vengano poste in essere attività, ovvero trattati procedimenti relativi alla Società Cooperativa Poggio dei Pini a r.l.».


Peccato che quel “nel caso in cui” sembri scontrarsi frontalmente con la realtà dei fatti: a quella data il Servizio da lui diretto aveva già un contenzioso in corso proprio con la Cooperativa Poggio dei Pini, della quale Trudu era contemporaneamente amministratore.


La differenza non è un cavillo da giuristi. Un conflitto potenziale riguarda una situazione che potrebbe concretizzarsi; qui, invece, la vicenda concreta esisteva già: da una parte l’amministratore della Cooperativa, dall’altra il Direttore del Servizio coinvolto nel contenzioso con quella stessa Cooperativa.


Naturalmente voglio riconoscere all’Ing. Trudu la più assoluta buona fede. Ma proprio per questo rimane una domanda forse ancora più seria: può un dirigente regionale confondere un conflitto di interessi potenziale con uno attuale?


Da un dirigente pubblico ci si aspetta qualcosa di più della semplice buona fede. Ci si aspettano preparazione, perizia, conoscenza delle norme e capacità di comprenderne la portata, tanto più quando si tratta delle regole fondamentali sull’imparzialità e sui conflitti di interesse.


Un errore può capitare a chiunque. Ma più elevata è la funzione ricoperta, maggiore è il livello di competenza che l’Amministrazione e i cittadini hanno diritto di pretendere.

Ed è esattamente questo il punto che ho sottoposto agli organi regionali competenti: se il contenzioso era già pendente, ciò che veniva dichiarato come eventualità futura era già realtà presente.


A quel punto non siamo più davanti a una questione di parole. Siamo davanti alla capacità di un dirigente di leggere, comprendere e applicare correttamente le norme che è chiamato a rispettare e a far rispettare.


Resta poi un ulteriore profilo, distinto e autonomo rispetto al conflitto di interessi. È la stessa autocertificazione sottoscritta dall’Ing. Trudu a precisare espressamente che la dichiarazione sui conflitti «non sostituisce gli obblighi e gli adempimenti» previsti in materia di incompatibilità e di autorizzazioni/comunicazioni per lo svolgimento delle attività extraimpiego.


Dunque, non solo la dichiarazione del conflitto non è per nulla veritiera, ma resta comunque da verificare, su un piano completamente diverso, se la carica nel CdA della Cooperativa fosse stata oggetto della specifica procedura prevista dalla disciplina regionale sull’extraimpiego e, soprattutto, se fosse effettivamente autorizzabile. Dichiarare un conflitto, infatti, non equivale né a comunicare formalmente un incarico extraistituzionale né, tantomeno, ad ottenere l’autorizzazione a svolgerlo.




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