Poggio dei Pini: la nuova piazza Maria Carta sarà di tutti. Regole chiare per tutelare il decoro, le attività storiche e, soprattutto, i diritti dei cittadini.
La nuova Piazza Maria Carta non sarà soltanto un intervento di riqualificazione urbana. Sarà anche l’occasione per ristabilire un principio fondamentale: gli spazi pubblici appartengono alla collettività e devono essere accessibili, decorosi, sicuri e fruibili da tutti. Senza privilegi e senza zone franche.
Per questa ragione, insieme alla realizzazione della nuova piazza, sarà necessario adottare un apposito regolamento che ne disciplini le modalità di utilizzo, la fruizione, il decoro e l’eventuale occupazione da parte delle attività economiche.
Voglio essere molto chiaro su un punto: le attività produttive che da oltre cinquant’anni operano nella piazza costituiscono una parte importante della storia di Poggio dei Pini.
Meritano rispetto, attenzione e tutela. Nessuno intende penalizzarle, né mettere in discussione il loro contributo alla vita sociale ed economica della comunità.
Ma tutelare le attività economiche non significa consentire che uno spazio pubblico venga progressivamente trasformato in una pertinenza privata.
La nuova piazza dovrà rispettare criteri precisi di bellezza, armonia architettonica e qualità degli arredi. Non potranno essere consentite installazioni improvvisate, accampamenti posticci, strutture precarie, delimitazioni artificiali o arredi, anche mobili, incompatibili con il contesto paesaggistico e con il decoro del luogo.
Una piazza immersa nel verde, in uno degli angoli più caratteristici di Poggio dei Pini, merita soluzioni estetiche all’altezza della sua bellezza. Non un insieme disordinato di materiali, coperture, pavimentazioni e strutture assemblate secondo le convenienze del momento.
Non stiamo inventando nulla. In numerose città italiane i regolamenti comunali disciplinano l’occupazione degli spazi pubblici, i dehors, gli arredi, le strutture amovibili e il rispetto dei contesti architettonici. È una normale espressione di buona amministrazione, non certo un atteggiamento ostile verso il commercio.
La nuova Piazza Maria Carta dovrà inoltre diventare un autentico luogo di aggregazione, aperto a iniziative culturali, sociali e ricreative: concerti, manifestazioni, mercatini natalizi, spettacoli e occasioni di incontro per le famiglie e per i giovani.
Anche la scelta progettuale di eliminare la fontana risponde all’esigenza di recuperare uno spazio centrale più ampio, libero, versatile e utilizzabile per eventi pubblici.
Ma vi è una questione ancora più importante, sulla quale non possono esistere ambiguità.
IL MARCIAPIEDE DEVE TORNARE LIBERO. E DEVE ESSERE ACCESSIBILE ANCHE ALLE PERSONE CON DISABILITÀ.
Oggi parte dei percorsi pedonali risulta occupata da arredi e strutture riconducibili alle attività commerciali, con conseguenti limitazioni alla libera circolazione e, soprattutto, all’accessibilità per le persone con disabilità o ridotta mobilità.
Questa situazione non può essere considerata normale, né può essere perpetuata nella nuova piazza.
La libertà di movimento di una persona in carrozzina, di un anziano con difficoltà motorie o di un genitore con un passeggino non può dipendere dalla disposizione dei tavolini, delle fioriere o di altri arredi commerciali.
L’accessibilità non è una concessione delle attività economiche. È un diritto dei cittadini.
Il futuro regolamento dovrà quindi garantire percorsi pedonali effettivamente liberi, continui e accessibili, disciplinando rigorosamente ogni occupazione di suolo pubblico e assicurando il rispetto della normativa sull’eliminazione delle barriere architettoniche.
Sono convinto che su questi principi saremo finalmente tutti d’accordo.
Anche coloro che hanno sottoscritto la petizione flop contro la riqualificazione della piazza.
E, soprattutto, mi auguro che saranno d’accordo anche i promotori e i rappresentanti di quella petizione, che hanno tanto insistito sulla tutela del verde, della permeabilità dei suoli e della qualità degli spazi pubblici.
Perché la tutela del paesaggio, il rispetto delle regole e la difesa degli spazi collettivi non possono valere soltanto quando si contesta un progetto pubblico. Devono valere sempre, anche quando riguardano le occupazioni e gli allestimenti delle attività private.
Non possono esistere due diversi concetti di decoro: uno severissimo per le opere realizzate dal Comune e uno straordinariamente indulgente per ciò che viene installato dai privati.
La nuova Piazza Maria Carta dovrà essere bella, verde, ordinata, accessibile e viva.
Le attività storiche continueranno a esserne protagoniste, ma nel rispetto di regole uguali per tutti e del diritto prevalente della collettività a fruire dello spazio pubblico.
La piazza sarà di tutti i cittadini. Non di qualcuno più degli altri.
Ed è proprio questo, prima ancora del progetto architettonico, il significato più importante della sua riqualificazione.







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