"Comitato" Piazza Maria Carta: Silvia Scalas sbugiardata pubblicamente sui metodi di raccolta firme
Doveva essere una battaglia per il verde e la permeabilità dei suoli. Sta diventando una vicenda nella quale, tra dichiarazioni pubbliche, testimonianze e ambizioni politiche, le contraddizioni cominciano a essere davvero troppe.
Non ci voleva molto per comprendere che, almeno per alcuni protagonisti della contestazione contro la riqualificazione di Piazza Maria Carta, il verde era soltanto un pretesto per una battaglia di tutt’altra natura.
Una premessa è però indispensabile: massimo rispetto per tutti i cittadini che hanno sottoscritto la petizione in buona fede. Le loro preoccupazioni meritano attenzione, ascolto e risposte. Non sono loro l’oggetto di questa riflessione.
Il problema riguarda, invece, i comportamenti e le contraddizioni di alcuni promotori.
SILVIA SCALAS E LA SMENTITA ARRIVATA DAI SOCIAL
Silvia Scalas, autodefinitasi rappresentante del cosiddetto Comitato Piazza Maria Carta, ha pubblicato un lungo intervento nel quale (a parole) rivendica l’assoluta estraneità dell'iniziativa a qualsiasi finalità politica. Una dichiarazione legittima. Peccato che i commenti non si siano fatti attendere.
Una cittadina, che personalmente non conosco, ha raccontato pubblicamente un episodio che merita di essere riportato integralmente: “A me è passata la voglia di firmare quando si è presentata una persona con il foglio in mano strumentalizzando il tutto affermando che questa amministrazione va cacciata perché pensano solo ad incassare soldi per i loro comodi!”.
Parole pesantissime.
Una testimonianza che contraddice frontalmente la rappresentazione di una raccolta firme completamente estranea alla polemica politica. E conferma che le preoccupazioni che avevo pubblicamente espresso sui metodi utilizzati non erano affatto campate in aria.
Del resto, le formule che mi erano state riferite erano delle più fantasiose: firma contro il Sindaco, firma contro Magi, firma per salvare il verde. Tre messaggi decisamente differenti. Sarebbe interessante capire quale fosse effettivamente quello utilizzato per chiedere le sottoscrizioni.
IL RENDERING CHE, SECONDO SILVIA SCALAS, AVREBBERO VISTO TUTTI
Ma il passaggio più sorprendente del post è un altro.
Silvia Scalas sostiene che ai fogli per le firme fosse allegato non soltanto il testo della petizione, ma persino l'ultimo rendering del progetto. Ebbene, io stesso ho avuto modo di leggere un foglio utilizzato per la raccolta, senza alcun rendering allegato. Non solo: il testo che ho potuto esaminare presentava differenze rispetto a quello successivamente depositato.
La trasparenza, quando la si pretende dagli altri, dovrebbe cominciare da casa propria.
LE “BRAVE PERSONE” E LA DIGNITÀ MORALE AUTOCERTIFICATA
Silvia Scalas scrive inoltre:
«Tutti noi siamo brave persone con una dignità morale ed una coscienza». Benissimo. Ma essere brave persone, possedere una dignità morale e una coscienza è una qualità che, fino a prova contraria, si riconosce a tutti. Di norma, però, non è necessario autocertificarsela pubblicamente.
La credibilità non si proclama. Si dimostra attraverso i comportamenti, la coerenza e la trasparenza.
Ancora più ridicolo è il riferimento all’eventualità di procedere per diffamazione.
Nessun problema: chi ritiene lesa la propria reputazione ha pieno diritto di tutelarla nelle sedi competenti.
Sarebbe anzi l’occasione per chiarire definitivamente alcune circostanze che meritano verifiche serie, comprese le segnalazioni relative a sottoscrizioni attribuite a persone residenti da tempo all’estero.
Attenzione: la residenza all’estero, da sola, non dimostra alcuna irregolarità. Occorre verificare quando, come e da chi ciascuna firma sia stata effettivamente apposta.
IMMANCABILI I “POGGINI PER POGGIO”: IL VERDE A GEOMETRIA VARIABILE
Naturalmente non poteva mancare il sostegno dei Poggini per Poggio, che hanno pubblicamente offerto la propria collaborazione all’iniziativa.
Una vicinanza che non sorprende e che rende ancora più interessante la proclamata assoluta estraneità della vicenda alla politica.
Tra i sostenitori della battaglia sulla permeabilità dei suoli compare anche il professor Sandro Corso.
Sarebbe interessante conoscere la sua posizione sulla pavimentazione delle superfici private e, in particolare, sugli interventi realizzati nel piazzale della propria abitazione.
Perché la tutela della permeabilità del terreno è un principio importante. Ma dovrebbe valere con la stessa coerenza per gli spazi pubblici e per quelli privati.
Il verde non può diventare un valore assoluto quando riguarda il Comune e un argomento secondario quando riguarda casa propria.
STEFANIA PUTZOLU E LE TENSIONI INTERNE: LA PIAZZA DIVENTA UN TRAMPOLINO POLITICO?
Merita infine un chiarimento un’altra vicenda.
Mi è stato riferito di tensioni interne sorte dopo che il nome di Stefania Putzolu è comparso in un articolo dell’Unione Sarda dedicato alla questione della piazza.
Secondo queste ricostruzioni, la sua esposizione pubblica avrebbe provocato malumori tra alcuni promotori dell’iniziativa. Non conosco le ragioni effettive di queste eventuali divergenze, ma sarebbe interessante comprenderle. Così come sarebbe interessante sapere se corrispondano al vero le indiscrezioni su una sua possibile candidatura al Consiglio comunale di Capoterra. Naturalmente candidarsi è un diritto, non una colpa.
Anzi, la partecipazione alle elezioni è uno degli strumenti fondamentali della democrazia.
Se qualcuno vuole trasformare questa mobilitazione in un progetto politico, lo faccia apertamente. Presenti le proprie idee, il proprio programma e chieda il consenso degli elettori.
Non c’è nulla di scandaloso.
Ciò che sarebbe discutibile è rivendicare una totale estraneità alla politica mentre, eventualmente, si perseguono anche obiettivi politici.
LA PIAZZA DEVE TORNARE A ESSERE DI TUTTI. NON DI QUALCHE COMITATO, NON DI QUALCHE ATTIVITÀ COMMERCIALE.
Alla fine di questa vicenda rimane una certezza.
La riqualificazione di Piazza Maria Carta non appartiene a Silvia Scalas, ai Poggini per Poggio, a chi aspira a candidarsi e neppure all’Amministrazione comunale. Appartiene ai cittadini.
Il progetto dovrà garantire più verde, la salvaguardia degli alberi, spazi fruibili, accessibilità e la possibilità di organizzare manifestazioni ed eventi.
E soprattutto dovrà restituire alla collettività una piazza che non può essere considerata la pertinenza esclusiva di qualche attività commerciale.
Chi ha firmato in buona fede può stare tranquillo: le preoccupazioni autentiche sulla tutela del verde, sulla qualità degli spazi e sulla vivibilità della piazza meritano il massimo rispetto.
Ma nessuno può pretendere che, in nome del verde, siano sottratti al confronto pubblico i metodi della raccolta firme, le contraddizioni dei promotori o gli eventuali interessi politici.
Perché una cosa è difendere una piazza. Un’altra è utilizzare una piazza per combattere una battaglia politica senza avere il coraggio di chiamarla con il suo nome.
E la differenza, ormai, merita di essere chiarita fino in fondo.





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