Piazza Maria Carta, Poggio dei Pini merita la sua riqualificazione, non sterili ripicche e improvvise amnesie.
- Franco Magi
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Abitanti di Poggio dei Pini ed istituzioni comunali sono rimasti sorpresi e sconcertati dalla così detta “Lettera aperta al Sindaco” sulla riqualificazione della Piazza Maria Carta, redatta monocraticamente da Giuseppe Monni.
Solo il caldo eccessivo di questi giorni può forse costituire una benevola scriminante per una lettera che riesce nell’impresa non semplice di condensare, in poche righe, svarioni, contraddizioni e improvvise amnesie.
Sveliamo allora candidamente la vera ragione di questa lettera.
Giuseppe Monni ha considerato un personale “sgarbo” il fatto che io abbia sollevato pubblicamente il caso del “suo” uomo, Roberto Trudu, componente del CdA, senza preventivamente avvertirlo.
Da qui il goffo tentativo di “apparecchiare” una lettera tanto strampalata quanto risibile, nella convinzione di colpire me e, soprattutto, di mettere i bastoni tra le ruote a 1.300.000 euro di finanziamento che, grazie allo straordinario impegno del Sindaco e a un lavoro tutt’altro che semplice, siamo riusciti a reperire per restituire finalmente dignità a una piazza oggi in evidente degrado.
A scanso di ogni equivoco, voglio chiarire fin da subito che le mie valutazioni sulla vicenda Trudu non hanno nulla a che vedere con la Cooperativa Poggio dei Pini, che considero del tutto terza rispetto alla questione. Nutro, anzi, piena fiducia nell’attuale CdA, alla cui elezione ho contribuito, nel mio piccolo, e mi dispiace sinceramente che una vicenda riguardante esclusivamente comportamenti e responsabilità individuali sia stata interpretata diversamente.
Ma venendo al merito, è proprio qui che nasce la sorpresa. Come sa benissimo tutta la Comunità – e come sa ancora meglio Giuseppe Monni, che ha personalmente partecipato alle riunioni – il Comune, pur non avendo alcun obbligo giuridico di concertazione, trattandosi di un’area di esclusiva proprietà comunale, ha scelto volontariamente di progettare questa straordinaria opera insieme ai cittadini e alle istituzioni della Cooperativa.
Sono state organizzate numerose riunioni, una delle quali proprio nella sede della Cooperativa: non ricordi, ma incontri documentati anche fotograficamente. E soprattutto l’Amministrazione ha recepito sostanzialmente tutte le principali richieste formulate in quelle occasioni.
Il progetto originario è stato profondamente modificato: sono stati preservati tutti i grandi alberi perimetrali; migliaia di metri quadrati inizialmente pavimentati sono stati sostituiti da un grande prato; sono state conservate e valorizzate le storiche panchine identitarie; la fontana monumentale prevista come quinta scenica è stata sostituita da una fontana più piccola e contemporanea al centro della piazza; è stato inserito un nuovo parco giochi per i bambini; sono state scelte pavimentazioni più chiare; e sono stati infine salvaguardati gli spazi necessari alle attività economiche che si affacciano sulla piazza.
Su quest’ultimo punto, però, deve essere chiarito un principio non negoziabile: la piazza è e deve restare innanzitutto dei cittadini. È un bene pubblico e viene riqualificata con 1.300.000 euro di risorse pubbliche, che siamo riusciti con enorme fatica a ottenere.
Come accade in qualunque vera piazza, da Pula a Madrid, le attività economiche devono avere i loro giusti spazi, ma non possono essere queste a determinare la funzione prevalente dello spazio pubblico.
È poi francamente delirante simulare di pretendere che il verde attuale venga mantenuto “integralmente”, arrivando a ricomprendere persino ogni cespuglio e ogni metro di prato (che da decenni non esiste). Riqualificare una piazza significa tutelarne il patrimonio arboreo e l’identità verde, non cristallizzare per l’eternità ogni singolo cespuglio, trasformando la vegetazione esistente, anche secca, in un intoccabile reperto monumentale.
E c’è di più: questa non sarà soltanto la piazza di Poggio dei Pini. Sarà una piazza di Capoterra, aperta a tutti e, idealmente, all’intera area metropolitana, anche perché l’intero finanziamento proviene dalla Città Metropolitana di Cagliari.
Per questo leggere oggi che il Comune dovrebbe finalmente “coinvolgere la Comunità” lascia francamente esterrefatti: quel coinvolgimento c’è già stato, ripetutamente, concretamente e con risultati visibili nel progetto. E chi oggi sostiene il contrario era presente.
Rassicuro tutti sul fatto che il Sindaco e l’amministrazione, come hanno sempre fatto, continueranno a dialogare con i cittadini e in autunno sarà convocata una nuova riunione pubblica di confronto, nella quale il progetto potrà essere ancora una volta illustrato e discusso apertamente.
Ciò che invece sarebbe davvero incomprensibile è il tentativo di strumentalizzare, in maniera goffa, miope e persino autolesionista, la vicenda Trudu, immaginando di esercitare non si comprende quale potere di interdizione sul Comune di Capoterra o, peggio, di mettere a rischio un investimento pubblico di 1.300.000 euro faticosamente conquistato.
Per colpire me si finirebbe infatti per colpire gli abitanti di Poggio dei Pini e di Capoterra, che hanno tutto il diritto di vedere finalmente restituita alla dignità e alla piena fruibilità una piazza che oggi versa in condizioni di evidente degrado.
Le questioni personali restino personali. Poggio dei Pini, la sua piazza e 1.300.000 euro di risorse pubbliche meritano maggiore serietà e lungimiranza.
Una piccola precisazione, che evidentemente piccola non è.
La piazza si chiama Piazza Maria Carta, nome che porta con sé una storia bellissima e profondamente legata all’identità e alla cultura della Sardegna.
L’eventuale intitolazione a Donna Maria Saggiante seguirà, se del caso, le procedure e le decisioni degli organi competenti. Non compete certo monocraticamente a Giuseppe Monni cambiare il nome a una piazza comunale, anticipando tra parentesi decisioni che non gli appartengono. Anche quando si parla di identità e tradizioni, un minimo di rispetto delle istituzioni non guasta.







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