Se queste sono "colate di cemento", allora Madrid è un disastro ambientale
C’è una curiosa categoria di oppositori seriali per i quali qualunque intervento diventa automaticamente uno scempio. Metti gli alberi? Sono sbagliati. Rifai una piazza? «Colata di cemento». Sistemi pavimentazioni ormai degradate? «Soldi buttati». Lasci tutto com’è? Probabilmente protesterebbero perché nessuno fa niente.
Per fortuna, però, l’urbanistica non si misura con il numero di punti esclamativi di un post su Facebook.
Guardiamo allora cosa accade a Madrid, una delle grandi capitali europee, che negli ultimi anni ha investito enormemente nella riqualificazione dello spazio pubblico. E guardiamo le immagini, perché qualche volta valgono più di cento polemiche.
Puerta del Sol: pavimentazione, arredo urbano e spazio pubblico:
La nuova Puerta del Sol è stata completamente pedonalizzata. Il progetto, da 10,7 milioni di euro, ha puntato proprio sulla pavimentazione, sull’ordine dello spazio, sull’arredo e sulla piena accessibilità della piazza. Madrid
Niente foresta nel mezzo della piazza. Niente prato inglese a tutti i costi. Una grande superficie minerale perché una piazza è anche uno spazio civico, pedonale e collettivo.
Seguendo certi criteri nostrani, probabilmente qualcuno avrebbe denunciato Madrid per attentato al pianeta.
Chamberí: alberi E pavimentazione. Incredibile, possono convivere
La nuovissima Plaza de Chamberí, inaugurata nel giugno 2026, è ancora più interessante: Madrid ha investito 2,3 milioni di euro rifacendo integralmente pavimentazioni, arredi, illuminazione, fontana e aree verdi.
E sapete quale diavoleria urbanistica hanno escogitato?
Hanno messo insieme pietra, alberi, arbusti, giochi, fontana e luoghi di incontro.
La pavimentazione è stata completamente rinnovata con elementi lapidei, mentre sono stati aggiunti 14 nuovi alberi e nuove zone verdi. Il Comune la descrive espressamente come uno spazio «più verde e sostenibile».
Esattamente il principio che qualcuno, dalle nostre parti, sembra considerare inconcepibile: verde e pavimentazione non sono nemici.
Plaza de España: oltre mille nuovi alberi, ma anche piazze, percorsi e pavimentazioni
Ancora più clamoroso è il caso di Plaza de España.
Il progetto ha trasformato oltre 70.000 metri quadrati in un grande spazio urbano accessibile e sostenibile, mettendo in collegamento alcune delle principali aree verdi della capitale. Sono stati piantati oltre mille alberi, ma contemporaneamente sono stati realizzati percorsi, superfici pavimentate, spazi di sosta, arredi e infrastrutture pedonali. Madrid
L'obiettivo dichiarato dal Comune comprende proprio verde, pavimentazioni, arredo urbano, illuminazione e spazi per la socialità. Madrid
E qui arriviamo a Poggio dei Pini.
Perché c’è una differenza abbastanza macroscopica: queste piazze si trovano dentro una metropoli di milioni di abitanti. Noi viviamo dentro un patrimonio verde di circa 600 ettari.
Eppure basta progettare una piazza elegante, alberata, accessibile, con pavimentazioni di qualità, spazi verdi e arredo urbano perché parta puntuale il coro dei quattro oppositori di professione.
Stefania Putzolu parla di “disastro ambientale”. È una sua opinione e ha tutto il diritto di esprimerla. Come ha tutto il diritto di dire che lei quella piazza non la vuole.
Ma attenzione a una distinzione fondamentale:
“A me non piace” è un’opinione.
“È un disastro ambientale” pretende invece di essere un giudizio oggettivo. E non sono la stessa cosa.
Se applicassimo quel metro a Madrid, dovremmo concludere che Puerta del Sol, Chamberí e Plaza de España siano tre catastrofi ecologiche.
Naturalmente nessuno sostiene una cosa del genere.
E se avessimo progettato una distesa di prato? Probabilmente avremmo letto che “con la siccità che c’è in Sardegna sprecano acqua per innaffiare l’erba”.
Se metti la pietra, è cemento. Se metti il prato, sprechi acqua. Se metti gli alberi, sono troppo pochi. Se ne metti molti, costeranno troppo da mantenere. Se fai qualcosa, hai sbagliato. Se non fai nulla, sei immobile.
A quel punto non siamo più davanti a una critica al progetto. È semplicemente opposizione a prescindere.
Io preferisco discutere di città, di architettura e di qualità degli spazi pubblici. Possiamo confrontarci sul numero degli alberi, sulle essenze, sui materiali, sulle panchine, sull’illuminazione e su ogni singola scelta progettuale. È legittimo e persino utile.
Ma trasformare automaticamente una piazza pavimentata e alberata in un “disastro ambientale” significa attribuire alle parole un significato che non hanno.
Poi c’è la democrazia.
E la democrazia è una cosa meravigliosa proprio perché permette a tutti di parlare: a chi è favorevole, a chi è contrario, a chi propone modifiche e persino a chi dice corbellerie.
Perciò nessun problema. Viva le piazze. Viva gli alberi. Viva il confronto. E soprattutto, viva la democrazia.







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