Piazza Maria Carta: manuale semiserio dell'hater da tastiera
A Poggio dei Pini abbiamo una fortuna rara: oltre a uno straordinario patrimonio ambientale, possediamo anche un piccolo manipolo di persone capaci di prevedere un disastro ambientale praticamente ogni settimana.
Sono pochissimi, quasi sempre gli stessi, ma compensano i numeri con una straordinaria produttività da tastiera. Il loro principio è semplicissimo: qualunque cosa si faccia, è sbagliata. Fai i lavori nel lago? Disastro ambientale.
I lavori finiscono, il risultato smentisce le profezie e qualcuno, come Stefania Putzolu, finisce persino per ricredersi? Nessun problema: si passa immediatamente al disastro successivo.
Riqualifichi Piazza Maria Carta? Disastro ambientale.
Aumenti enormemente il verde rispetto al progetto originario? Non basta.
Salvaguardi gli alberi esistenti? Non basta. Ne pianti di nuovi? Non basta.
Realizzi una piazza bella, sicura, fruibile, con verde e pavimentazioni di pregio al posto di uno spazio oggi degradato e in alcuni punti persino pericoloso per chi cammina?
Peggio ancora.
Perché l’hater professionista non ha bisogno di conoscere il progetto. Gli basta sapere che qualcuno vuole fare qualcosa.
Se avessimo realizzato una gigantesca distesa di prato verde, probabilmente avremmo letto:
“VERGOGNA! SI SPRECA ACQUA MENTRE NEL MONDO I BAMBINI MUOIONO DI SETE!”
Metti pavimentazioni di qualità e alberi?
“CEMENTIFICAZIONE!”
Lasci tutto com’è?
Probabilmente:
“IL COMUNE ABBANDONA POGGIO DEI PINI!”
Rimane quindi una sola soluzione capace, forse, di soddisfare tutti: un meraviglioso sterrato ecologico certificato, possibilmente pieno di buche.
Ma temo che qualcuno protesterebbe comunque per la polvere.
C’È PERÒ UN PICCOLO PROBLEMA: I FATTI
La nuova Piazza Maria Carta sarà bellissima.
E soprattutto sarà infinitamente migliore della situazione attuale.
Il progetto è stato modificato proprio per aumentare in maniera molto significativa la presenza del verde e per recepire le indicazioni e le osservazioni arrivate dalla Cooperativa Poggio dei Pini.
Gli alberi presenti lungo la fascia confinante con la strada saranno tutelati, indipendentemente da ciò che qualcuno pensa di avere scoperto osservando un rendering, che – vale forse la pena ricordarlo – è una rappresentazione grafica indicativa e non una fotografia della piazza futura.
E nuovi alberi verranno piantati.
A breve, inoltre, il Sindaco terrà un nuovo incontro con la Cooperativa Poggio dei Pini, che rappresenta istituzionalmente la comunità, per ascoltare ulteriori osservazioni e valutare altri piccoli miglioramenti.
Questa si chiama partecipazione. Partecipazione, però, significa confrontarsi per migliorare un'opera.
Non significa attribuire a quattro profili Facebook un diritto di veto sull’interesse di un’intera comunità.
Poggio dei Pini è uno dei luoghi nei quali l'integrazione fra uomo e natura ha raggiunto risultati straordinari.
Case immerse nel verde, macchia mediterranea, boschi, lago, grandi spazi naturali.
Ma sarebbe interessante ricordare ai nuovi custodi dell’incontaminabilità del territorio che molte delle nostre case non sono scese dal cielo appese a un elicottero.
Per costruirle è stato necessario trasformare il terreno, intervenire sulla vegetazione, eliminare in molti casi macchia mediterranea, ginepri e altre essenze.
E questo vale anche per qualcuno che oggi impartisce severe lezioni di ambientalismo agli altri.
Quando si costruisce casa propria, evidentemente, la ruspa diventa uno strumento di armoniosa integrazione paesaggistica.
Quando si riqualifica una piazza pubblica degradata, invece, arriva improvvisamente l’Apocalisse ambientale.
Curiosa concezione dell’ecologia.
IL DEGRADO NON È UN BENE PAESAGGISTICO
La critica è sacrosanta. Il dissenso è utile. Le proposte alternative sono benvenute.
Ma criticare sempre, tutto e chiunque non rende automaticamente ambientalisti, competenti o rappresentativi della comunità.
Talvolta significa semplicemente essere contrari. A prescindere.
Noi continueremo invece a fare una cosa molto più noiosa: progettare, confrontarci, ascoltare, correggere ciò che può essere migliorato e poi realizzare le opere.
La nuova Piazza Maria Carta sarà più verde, più bella, più sicura e più fruibile. E sarà una piazza degna di Poggio dei Pini.
Gli haters di professione se ne facciano una ragione: non avranno un potere di interdizione sul futuro della nostra comunità.
Perché ascoltare tutti è democrazia. Farsi paralizzare da quattro commenti sui social non lo è.
E soprattutto ricordiamoci una cosa: il degrado non diventa ambientalismo soltanto perché qualcuno lo difende su Facebook.
Chi proprio ne sente nostalgia, naturalmente, è liberissimo di conservarlo. Ma a casa propria.







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