Concessionari balneari: “lucro”, “privilegi” e persino “restituzione della refurtiva”. Oggi chi condivideva queste parole, Roberto Trudu, dirige in Regione il Servizio Demanio.
- Franco Magi
- 2 ore fa
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C’è un fatto che non può essere liquidato come irrilevante.
Nel maggio 2022 l’Ing. Roberto Trudu condivideva pubblicamente un durissimo intervento sulle concessioni balneari, nel quale si parlava di “privilegi”, di concessionari che avrebbero “lucrato per decenni sul bene demaniale” e si arrivava persino a richiamare l’espressione “restituzione della refurtiva”.
Opinioni legittime? Certamente. Ma oggi Roberto Trudu è il Direttore del Servizio regionale del Demanio, cioè proprio dell’ufficio chiamato ad assumere decisioni, autorizzare, controllare e gestire procedimenti che incidono direttamente sugli interessi dei concessionari demaniali.
Ed è qui che la vicenda assume una dimensione istituzionale che non può essere ignorata.
Nessuno sostiene che un post del 2022 dimostri l’esistenza di provvedimenti illegittimi o discriminatori. Sarebbe un’affermazione che richiederebbe prove specifiche.
Ma giudizi pubblici così radicali nei confronti di un’intera categoria amministrata impongono oggi una seria riflessione sull’imparzialità, anche percepita, di chi quella categoria è chiamato ad amministrare.
E c’è, però, un ulteriore aspetto che rende il quadro quasi paradossale.
Tanto rigore verso i presunti “privilegi” altrui sembrerebbe non essere stato accompagnato da altrettanto rigore quando si è trattato della propria posizione personale.
Dalla documentazione che stiamo acquisendo starebbe infatti emergendo che l’Ing. Trudu avrebbe proseguito, dopo l’assunzione dell’incarico regionale, un incarico extraimpiego retribuito presso il Comune di Elmas, per un importo complessivo di circa 14.000 euro, in assenza della prescritta autorizzazione regionale.
Ma la circostanza che merita forse la riflessione maggiore è un’altra: l’incarico riguarderebbe attività che, secondo la disciplina e l’organizzazione regionale applicabili, la stessa struttura regionale di appartenenza sarebbe chiamata a mettere gratuitamente a disposizione degli enti locali.
Se quanto sta emergendo sarà definitivamente confermato, il contrasto sarebbe difficile da non cogliere: severissimi nel denunciare il “lucro” degli altri sul bene pubblico; assai meno severi, sembrerebbe, quando entrano in gioco incarichi e compensi propri.
Naturalmente saranno gli organi competenti, ai quali la documentazione sarà sottoposta, a stabilire se vi siano state violazioni e quale ne sia l’eventuale gravità. Non spetta a un post social anticipare sentenze.
Ma l’etica pubblica non si esaurisce nel rispetto formale delle norme. È fatta anche di coerenza, credibilità, trasparenza e capacità di applicare a se stessi il medesimo metro che si pretende di utilizzare nei confronti degli altri.
Ed è proprio su questo terreno che la vicenda pone interrogativi particolarmente seri.
La domanda, quindi, diventa ancora più stringente:
può un concessionario balneare sentirsi pienamente garantito quando il Direttore dell’ufficio che decide sulla sua concessione aveva pubblicamente condiviso parole come “privilegi”, “lucrare” e persino “restituzione della refurtiva” riferite proprio alla sua categoria, mentre sulla posizione dello stesso dirigente emergono questioni che richiedono ora verifiche altrettanto rigorose?
Non chiediamo di censurare le opinioni personali di nessuno.
Chiediamo semplicemente che il rigore sia uguale per tutti. Anche – e soprattutto – per chi è chiamato ad amministrare gli altri.
Perché nella Pubblica Amministrazione la legalità è molto più credibile quando si comincia ad applicarla da casa propria.






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